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Caritas: «Il 14% dei minori vive in condizioni di povertà. A Genova aumenta la povertà assoluta anche tra chi un lavoro lo ha»

L’incidenza della povertà assoluta fra le famiglie con almeno uno straniero è pari al 35,1% (fonte: Caritas Italiana), conta invece il 6,3% per le famiglie composte solamente da italiani. Domani alle 18, presso il Centro Banchi, incontro pubblico sul Rapporto di Caritas Genova

Nel contesto nazionale attuale, caratterizzato da nuove risorse e sfide, la povertà continua a rappresentare una delle questioni più urgenti e complesse da leggere e affrontare. Per Caritas occuparsi delle povertà, partendo dall’esperienza e dalla relazione diretta con le persone, è un metodo, uno stile e un motore di crescita, di contatto con il presente. Il rapporto “Abitare il presente”, presentato su dati del 2023, fa luce sullo stato della povertà della città di Genova, in linea con la pubblicazione di quello nazionale di Caritas Italiana, concentrandosi in particolare sul tema dell’abitare.

Ne parleremo, domani mercoledì 13 novembre, alle 18, presso il Centro Banchi, presentando i dati principali del Rapporto di Caritas Genova “Abitare il presente” e confrontandoci con voci ed esperienze diverse sul tema dell’abitare. L’iniziativa è collegata al programma diocesano per la Giornata Mondiale dei Poveri (17 novembre).

I dati ISTAT riferiti all’anno 2023 mostrano a livello nazionale una stabilità nella povertà assoluta rispetto all’anno precedente, che vede coinvolte 5,7 milioni di persone, quasi un cittadino su dieci. Tuttavia, la povertà familiare e quella minorile continuano a rappresentare una crescente preoccupazione, con quasi il 14% dei minori in condizione di povertà.

Vengono riconfermati i dati sul lavoro povero. L’Istat evidenzia questo aspetto spiegando che, tra il 2014 e il 2023, la percentuale di povertà assoluta tra i lavoratori è aumentata di 2,7 punti percentuali, passando dal 4,9% del 2014 al 7,6% del 2023.

All’interno della povertà rilevata da Caritas Italiana tramite i Centri di Ascolto risulta in stato di povertà assoluta il 16,5% di coloro che hanno lavoro da operai o assimilati.

A Genova le persone registrate presso i Centri d’ascolto nel 2023 sono 4.100, anche se le persone seguite dalla rete Caritas sono di più. A chiedere aiuto sono prevalentemente le donne. Tuttavia, nel Centro d’ascolto diocesano in piazza Banchi – a cui si riferiscono più di 1.000 persone all’anno soprattutto persone senza dimora – la prevalenza è maschile. Le comunità straniere con il maggior numero di accessi ai Centri di Ascolto sono (in ordine): Marocco, Ecuador, Albania, Nigeria, Perù, Romania, Senegal e Ucraina.

Genova. Lettura del bisogno – L’abitare

Caritas Italiana continua a sottolineare l’importanza dell’abitare come diritto fondamentale per la dignità delle persone. Nel suo ultimo rapporto 12 – Rapporto povertà Caritas Italiana 2023 – evidenzia le difficoltà nell’accesso alla casa, soprattutto per le categorie più vulnerabili, come le famiglie a basso reddito, le persone senza dimora o migranti.

Alcune esempi di difficoltà pratiche:

La residenza.
Non in tutte le situazioni abitative è possibile richiedere la residenza e questo impedisce alle persone di poter usufruire di una serie di diritti: l’iscrizione ad un centro per l’impiego, il gratuito patrocinio, le cure sanitarie (tranne in casi di interventi urgenti), i servizi di welfare come gli ammortizzatori sociali, il diritto di voto, il rinnovo dei documenti. In parte si può ovviare a questa carenza provvedendo tramite una residenza fittizia, fornita dai comuni a persone che non hanno dimora. La residenza fittizia non è comunque utilizzabile per ricongiungimenti familiari o per chi risiede presso privati. Ci sono anche alcuni comuni della nostra regione che si rifiutano di riconoscere questo diritto.

Numero di alloggi ARTE insufficienti al bisogno.
Un altro tema è quello segnalato dai servizi sociali, con cui Caritas collabora quando c’è una loro presa in carico, cioè che gli alloggi di ARTE sono insufficienti al fabbisogno. Le richieste abitative sono principalmente di anziani soli, coppie in difficoltà per disabilità o malattie, o famiglie straniere con figli. Spesso poi quando si riesce finalmente ad ottenere una casa popolare si verifica uno sradicamento dal territorio in cui si viveva e quindi la rete delle relazioni che aveva viene in parte compromessa dal trasferimento e la persona si trova obbligata ad adeguarsi alla nuova realtà in solitudine. “Già da alcuni anni – racconta Giulia Pongiglione dell’Osservatorio povertà e risorse di Caritas – studiamo i bandi per le case popolari, in modo da supportare le famiglie nel fare la domanda. I bandi sono spesso articolati, tecnici e raramente sono accessibili alle persone che ne hanno diritto. “

Quindi, cosa si può fare?

“In generale – spiega Margherita Goretti dell’Osservatorio povertà e risorse di Caritas – alcuni dei progetti più interessanti ed efficaci sono quelli che hanno un approccio interdisciplinare all’abitare, e che coinvolgono vari attori con competenze diverse, dalle istituzioni, agli istituti di credito, gli enti del terzo settore, i servizi sociali, le realtà educative, privati cittadini. Un tema così sfaccettato, infatti, richiede sinergie efficaci per poter funzionare bene e una comunità attenta che si metta in gioco in prima persona.”

Domani l’incontro pubblico al Centro Banchi

«Mercoledì 13 novembre ci confronteremo sui dati della povertà rilevata dai Centri di Ascolto vicariali nel 2023 e in particolare sul focus dell’abitare – dicono alla Caritas -. Lo faremo con un incontro pubblico a più voci ed esperienze, presso il Centro Banchi (Vico delle Compere 26R), alle ore 18».

In copertina: foto di repertorio

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